IL VAMPIRO
Tu che ti insinuasti
come lama nel mio cuore gemente,
tu che forte come un branco di demoni venisti a fare,
folle e ornato del mio spirito umiliato il tuo letto e regno.
Infame, a lei come un forzato alla catena, sono legato;
come alla bottiglia l’ubriacone, come alla carogna i vermi;
come al gioco l’ostinato giocatore; che tu sia maledetta!
Ho chiesto alla
fulminea spada, allora, di conquistare la
mia libertà, ed il perfido ho pregato di soccorrere me
vile.
Ahimè! La spada e il veleno, pieni di disprezzo, m’han
detto: “non sei degno che alla tua schiavitù maledetta
ti
si tolga, imbecille; una volta liberato dal suo dominio, per
i nostri sforzi, tu faresti rivivere il cadavere del tuo vampiro,
con i baci tuoi!

IL SERPENTE
CHE DANZA
O quant’amo
vedere, cara indolente,
delle tue membra belle,
come tremula stella rilucente,
luccicare la pelle!
Sulla capigliatura tua profonda
dall’acri essenze asprine,
odorosa marea vagabonda
di onde turchine,
come un bastimento che si desta
al vento antelucano
l’anima mia al salpare s’appresta
per un cielo lontano.
I tuoi occhi in cui nulla si rivela
di dolce né d’amaro
son due freddi gioielli, una miscela
d’oro e di duro acciaro.
Quando cammini cadenzatamente
bella nell’espansione,
si direbbe, al vederti, che un serpente
danzi in cima a un bastone.